Cenni sulle monete di Bergamo (Gianpietro Basetti)

La prima moneta nota coniata per Bergamo è un tremisse in oro a nome di Carlo Magno, battuto nella seconda metà dell’ VIII secolo. Il tremisse carolingio è l’unica moneta aurea bergamasca, pesa quasi un grammo e ha un diametro di circa 18 mm, è scodellato, porta al diritto la scritta D.N.CAROLO RX intorno a una croce patente, e sul rovescio la scritta FLA BERGAMO, intorno a una crocetta in cerchio, con quattro globetti. FLA sta per FLAVIA, sul cui significato si sono formulate diverse congetture; interessante la forma ablativa BERGAMO, che si trova anche in alcuni documenti dell’epoca.

E’ sorprendente l’esistenza di una moneta aurea carolingia in un periodo in cui l’uso dell’oro era già da tempo dismesso in Francia; troviamo invece tremissi aurei a nome di Carlomagno per alcune località dell’Italia settentrionale. Probabilmente il significato del mantenimento di una moneta uguale a quella dell’ultimo re longobardo Desiderio è da ricercare in motivazioni di convenienza e tradizione, è frutto di una scelta di carattere amministrativo tendente a modificare in modo non traumatico la preesistente struttura.

Solo sette anni dopo la conquista della capitale Pavia, che sanciva la fine del regno longobardo, Carlo Magno, sceso in Italia per organizzare il suo regno, porrà fine alla coniazione del tremisse.

La brevità del periodo di coniazione, tale da non giustificarne un avvio sotto il regno carolingio, fanno pensare all’esistenza anche per Bergamo di un tremisse a nome di Desiderio, benchè una tale moneta non sia ad oggi nota.

D’altronde si deve a un evento casuale, un ritrovamento durante lavori di costruzione di una strada nel cantone dei Grigioni in Svizzera, se si conosce il tremisse di Carlomagno per Bergamo.

M1-2

Per avere notizie successive su monete riguardanti la nostra città si deve arrivare al 1156: un diploma di Federico Barbarossa concede al nostro comune il diritto di battere moneta, non esercitato a seguito delle mutate condizioni politiche.

La zecca sarà invece attiva dal 1236 al 1302, e saranno battute monete a nome di Federico II.

La moneta del Comune bergamasco rappresenta al diritto il busto imperiale paludato di Federico II,

M3

e al rovescio vedute ideali della città, diverse a seconda del tipo di moneta.

I nominali sono:
– grosso da 8 denari imperiali, del quali si conoscono tre soli esemplari riconducibili a un unico tipo; in argento, pesa quasi tre grammi e ha un diametro di 23 mm
– grosso da 6 denari imperiali, con varianti riconducibili pure a un unico tipo; in argento, pesa circa due grammi e ha un diametro di 20 mm
– grosso da 4 denari imperiali, in tre diversi tipi; in argento, pesa ca 1,3 g e ha un diametro di circa 19 mm
– denaro imperiale, del quale si conoscono due tipi scodellati e sette piani; in mistura, pesa 0,8-0,9 g e ha un diametro di 16-18 mm, poco più per gli scodellati
– mezzo denaro imperiale, noto in tre tipi scodellati e cinque piani; in mistura, pesa circa mezzo grammo e ha un diametro di 15 mm

I tipi si differenziano essenzialmente per il diverso disegno della città; esistono poi, nell’ambito di ciascun tipo, differenze nelle legende e nei caratteri (romanici, gotici) e segni molteplici (lettere dell’alfabeto, mezze lune, stelle, anellini, sferette, cuori, cunei, martelli, croci, trifogli, astragali, e numerosi altri variamente combinati) che creano un gran numero di varianti.

M4-5-6 M78-910

Durante la dominazione veneta viene poi coniato a Venezia un quattrino, monetina in rame del diametro di 2 cm e dal peso di quasi un grammo, sotto il dogato di Pasquale Cicogna. Questo quattrino, moneta di grande rarità non presente in collezioni private, rappresenta al diritto la figura intera di San Marco circondata dalla scritta con il nome del doge, e al rovescio la figura del redentore benedicente a mezza figura, contornata dalla scritta “Via Veritas et Vita” e nell’esergo, “BERGO”.

Questa moneta è l’unica nella quale al nome del doge è abbinato quello di una città soggetta a Venezia, e avrebbe dovuto essere coniata per pagare le maestranze addette alla costruzione delle mura, come recita un decreto del 1589.

In realtà la coniazione tardiva (le mura furono costruite in un arco di tempo che va dal 1561 al 1588, ma forse anche allora i pagamenti delle amministrazioni pubbliche non erano molto puntuali) o motivi “politici” per la presenza inusuale del nome della città, potrebbero essere la causa di una tiratura limitata o della distruzione di quasi tutti gli esemplari coniati.

Detto della rarità e della conseguente quasi impossibilità di mettere in collezione il tremisse, il grosso da 8 denari e il quattrino, è abbastanza diffusa tra i collezionisti bergamaschi la consuetudine di collezionare una “serie” costituita da un grosso da 6 denari, uno da 4 denari, un denaro (o una coppia di denari, scodellato e piano) e un mezzo denaro (o anche qui uno scodellato e uno piano, se si riesce a trovarli !). Certo il prezzo per un bel grosso da 6 denari e per i mezzi denari non è del tutto trascurabile.

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